lunedì 22 settembre 2014

Riso con ananas e gamberetti (e ricordi di Java, Indonesia!)



Trasferire in uno spazio bianco i ricordi e gli appunti di un viaggio è sempre molto difficile. Se poi il viaggio è stato intenso, meraviglioso, lungo e variegato come quello che abbiamo fatto ad agosto in Indonesia… ecco che l’impresa diventa quasi impossibile. Ma ci proviamo, perché i colori e gli scenari meritano di essere “fissati” nero su bianco anche nel nostro blog (che è il nostro personalissimo diario…) oltre che nella nostra memoria. Più che un viaggio, tanti viaggi in uno solo: sì, perché siamo passate dal mare alla foresta, dalle spiagge ai vulcani, dai templi buddisti alle risaie, dalla giungla alle pagode. Abbiamo preso terribili traghetti e piccole barche di pescatori, improbabili bus locali e risciò (il bekak!), scooter e mountain bike, taxi, auto… Per rompere il ghiaccio, partiamo dall’ultima tappa del nostro viaggio: l’isola di Java. Famosa per i batik e il caffè (by the way, abbiamo capito che, curiosamente, ci pace molto la varietà Robusta, meno acida della ben più preziosa Arabica, che qui in Italia va per la maggiore), Java è un’isola popolatissima (pare sia l’isola più densamente popolata del mondo...) e molto interessante sotto il profilo paesaggistico. Bene. In cima alla nostra personale classifica delle cose da ricordare, non può mancare l'alba al vulcano Bromo: una meraviglia. Semplicemente.
 

 
 
La sveglia che suona alle 3 del mattino e il freddo pungente (la temperatura era vicina allo zero e il nostro abbigliamento non proprio da montagna…) si dimenticano all’istante: con le prime luci del mattino, lassù tutto si tinge d'oro e sul “mare di sabbia” la nebbia trova spazio tra le vette, facendo diventare il paesaggio lunare. Fantastico. Con i suoi 2392 m di altezza il cono fumante del Gunung Bromo svetta imponente nel parco nazionale del Bromo Tengger Semeru: lo scenario surreale di quest'area all’albeggiare è tra i più suggestivi mai visti . Merito anche (soprattutto) della luce, che regala sfumature indimenticabili al paesaggio.
 

 
Altro giro, altra alba. Stavolta al tempio buddhista di Borobudur, sempre a Java, nella parte centrale dell’isola. Anche qui sveglia prestissimo per raggiungere la cima del tempio prima che arrivi il mattino e poter così assistere a uno scenario incredibile: immaginate un sipario naturale fatto di luce che si apre sulla vallata disvelando statue del Buddha, stupa, bassorilievi, terrazze. Un’area magnifica, di circa 2.500 metri quadri…davvero impressionante!

 
Sempre a Java, impossibile non menzionare una delle esperienze più belle mai fatte in assoluto: il giro in barca con i pescatori, alle isole Karimunjawa, piccolo arcipelago ancora non completamente contaminato dal turismo e dagli hotel, davvero una “chicca”. La barriera corallina è una delle cose più belle mai viste al mondo: pesci di ogni tipo, di ogni colore, di ogni grandezza e soprattutto una “foresta” di corallo, intatta e così bella da lasciare senza fiato. Persino commovente assistere nel silenzio dello snorkeling a uno spettacolo così...straniante! Qui alle Karimunjawa, in particolare, abbiamo trovato il nostro paradiso in terra: la parola “paradiso” è stra-abusta ma, fidatevi, è persino troppo poco per descrivere lo stupore quando siamo arrivati alla “nostra” isoletta: un atollo minuscolo e disabitato, di sabbia bianca e mare color… cristallo, ma anche azzurro, turchese, verde, celeste e tutta la gamma dei blu che esiste al mondo. Non abbiamo parole per descriverla e non ci sono fotografie che le rendano giustizia. Possiamo solo evocarla e ricordarla nella nostra memoria.


Per concludere questa prima parte del nostro reportage dall'Indonesia ecco una ricetta che ci porta ai sapori della vacanza. Che ci porta a Java, dove l’ananas è stato uno dei protagonisti assoluti di moltissimi piatti, in particolare proprio alle isole Karimunjawa. Qui abbiamo alloggiato in un resort spartano (la doccia solo fredda e all’aperto, la corrente elettrica disponibile solo per qualche ora, di notte, insieme a rumori di animali di ogni genere e sorta che non vogliamo nemmeno sapere cosa fossero!) ma delizioso, l’Ayu Hotel. La padrona di casa era una cuoca eccellente e per quattro giorni abbiamo abbandonato con immenso piacere nasi goreng e noodle (basta: dopo un po’ davvero non se ne poteva più…) per provare altri sapori e soprattutto una cucina indonesiana “casalinga”. Miss Eryl ci ha deliziato con piattini come l’eccellente pesce locale cotto nella foglia di banana con una salsa al mango verde, un ottimo pollo con ananas e cipolle rosse, i gamberi cotti nel latte di cocco, una strepitosa salsa di arachidi per accompagnare pollo e pesce (presto la ricetta qui sul blog!), banane fritte degne di questo nome e ottimi pancake a colazione, insieme a una sorprendente frittata con patate e cipolla. Oh, ya (che sarebbe “sì” in indonesiano).

Riso con ananas, zafferano e gamberetti

250 g di riso Carnaroli
1 bustina di zafferano
mezzo ananas
1 scalogno
una quindicina di gamberetti sgusciati
scaglie di cocco disidratato
vino bianco secco
olio extra vergine di oliva
sale

Tritare finemente lo scalogno e metterlo in una casseruola, aggiungere un filo di olio (due o tre cucchiai) e farlo soffriggere. Aggiungere anche i gamberetti (io ho usato quelli congelati) e far cuocere un paio di minuti. Aggiungere il riso Carnaroli, farlo tostare e sfumare col vino bianco (circa mezzo bicchiere). Quando il vino sarà evaporato, aggiungere acqua calda poco alla volta. Intanto pulire l’ananas e tagliarlo a cubetti. A metà cottura aggiungere al riso l’ananas e la bustina di zafferano sciolta in poca acqua calda. Mescolare bene e proseguire la cottura con l’aggiunta di acqua calda, sempre poca per volta, finché il riso sarà pronto. Regolare di sale e servire, con una abbondante spolverata di scaglie di cocco.

 

mercoledì 17 settembre 2014

Torrette di fillo con feta e pomodorini



Queste ultime giornate di sole (e pare siano le ultime..almeno per un pò) mi sembrano perfette per qualche piatto all’ insegna dei sapori estivi. A qualcuno magari, pomodori e feta, ricorderanno le vacanze estive trascorse in Grecia. A me ricordano i sapori mediterranei che tanto mi sono mancati durante la vacanza in Indonesia!  Adoro la leggerezza della pasta fillo. Delicata da utilizzare, visto che si rompe facilmente, ma con un po’ di attenzione si ottengono ottimi risultati. Questa ricetta è tratta da un libro molto carino che si intitola Millefeuilles sucrés, salés & maison ed. Marabout, comprato in Francia durante l’ultimo viaggio. L’originale prevede l’utilizzo della pasta sfoglia e soprattutto del mascarpone che mi sembrava decisamente pesante e che quindi ho sostituito con la feta. Il libro comunque mi piace molto e prevedo altre ricette a brevissimo. Questo è un piatto ideale per un pranzo leggero, come aperitivo o come antipasto per una cena estiva con amici.

Torrette di fillo con feta e pomodorini

Ingredienti per 4 porzioni:
 
1 rotolo di pasta fillo
30 pomodorini circa
200 gr di feta
qualche foglia di basilico
sale pepe olio
scorza di un limone


Tagliare la pasta fillo in rettangoli uguali, io ne ho usati 2 per porzione. Tra uno strato e l’altro inserire la scorza del limone e spennellare la superficie con un po’ di olio. Mettere in forno in una teglia rivestita di carta forno per 10 minuti circa e pochissimi minuti di grill per far prendere colore. Nel frattempo tagliate i pomodorini in piccoli pezzi, aggiungete la feta sbriciolata, il basilico, poco sale, pepe e un goccio di olio. Mescolate e mettete in frigorifero. Composizione: mettete un rettangolo nel piatto, aggiungete qualche cucchiaiata di pomodori e coprire di nuovo con un triangolo. Completate con dell’altra scorza di limone e olio.

venerdì 12 settembre 2014

Bastoncini di carote in agrodolce


Poco tempo, sempre di corsa, progetti (importantissimi e bellissimi) in chiusura. Tutto cambia, nulla cambia. Le vacanze sono ormai lontane (ma vicinissime, nella testa…grazie alle bellissime immagini salvate nella memoria: presto sul blog il nostro reportage dall'Indonesia!) e siamo costrette a prepararci mentalmente all’autunno, con le giornate più corte (me ne accorgo andando al parco a correre dopo il lavoro…che tristezza….). Sarà per questo che ho così voglia di circondarmi di colore, a tavola e nell’abbigliamento? E vedo arancio: negli oggetti di cucina, negli accessori di casa, persino per gli abiti (yes!). Arancione come le carote! Ecco una ricetta semplicissima, quasi una non-ricetta, rubata nella cucina di mia nonna Franca: sono le carote in agrodolce, un contorno veloce e sfizioso, ma con quel qualcosa in più, che si sposa benissimo con salumi ma anche con un formaggio leggero. In questo periodo va così: ho voglia di cose facili, rassicuranti, che mi ricordino qualcosa di bello, caloroso, familiare. C’est la vie… Grazie per la ricetta, nonna: io ho usato l’aceto di lamponi ma in realtà va benissimo anche quello di mele o di vino, chiaramente. Buon weekend (di sole!!!) a tutti!

Bastoncini di carote in agrodolce

Ingredienti per due persone:

300 g di carote
1 rametto di rosmarino
olio extra vergine di oliva
1 cucchiaio di aceto di lampone
1 cucchiaio di zucchero
sale

Dopo averle lavate accuratamente, sbucciare le carote con il pelapatate e ridurle a bastoncini. Farle cuocere in una padella antiaderente con poco olio (un cucchiaio o due), il rametto di rosmarino, una tazzina di acqua e un pizzico di sale, per circa un quarto d’ora, aggiungendo se necessario altra acqua. A fuoco spento, completare con l’aceto e lo zucchero, mescolando bene. Sono buonissime tiepide ma anche fredde.

martedì 9 settembre 2014

Mousse al cioccolato, té verde e pistacchi

 

Mi sono resa conto che (imperdonabile) non ho mai dichiarato pubblicamente il mio amore per Madrid. L’altra sera, conversando con un’amica che doveva partire per la capitale spagnola, ho realizzato che non ho mai trascritto sul blog i miei appunti su ristoranti, locali, pasticcerie madrilene. Sarà dura recuperare questo gap e soprattutto recuperare bigliettini e indirizzi (colpa del trasloco…) ma mano a mano che mi verranno in mente cercherò di raggrupparli e di scrivere un post dedicato a questa fantastica città. Che voglia di tornarci! Intanto, un indirizzo che so a memoria è quello della strafamosa Chocolaterìa San Gines (la conoscerete...), locale datato 1894, situato nel Pasadizo de San Ginés 5, vicino alla Puerta del Sol (dove c’è la statua dell’Orso, il simbolo di Madrid), tra Calle Arenal e Plaza Mayor. I madrileni si recano qui per colazione o per uno spuntino notturno a base di cioccolata calda nella quale intingono i tipici churros (dolcetti lunghi e stretti, fritti, per niente dolci; se decidete di provare a farli in casa fate davvero attenzione al momento della frittura: la nostra amica Lucy si è ustionata il viso...): un’abbinata stratosferica, ideale dopo una lunga camminata per la città, da gustare magari in uno dei bei tavolini all’aperto. Il locale, da solo, merita comunque una sosta: è proprio grazioso, bianco e verde, con i tavoli in marmo, le piastrelline e le foto appese alle pareti. Curiosità: il 1894 deve essere stato un anno particolarmente “goloso” poiché anche la celebre pasticceria La Mallorquina è stata fondata nella medesima annata. Situata in Puerta del Sol (precisamente Calle Mayor 2), è una tappa obbligatoria per i fan dei dolci: sarete attratti da millefoglie e glasse di ogni genere (merita l’assaggio qualsiasi cosa a base di cioccolato!). Per restare in tema, consoliamoci con una mousse fondente e morbidissima: un dolce che non ho mai amato particolarmente ma che ho riscoperto di recente, in versione "hi-tech". Ho infatti rielaborato una ricetta trovata su un vecchio numero di Grazia, che sfrutta un metodo particolare, collaudato da tempo (e ottimamente spiegato qui da Dario Bressanini): solo cioccolato, niente uova, niente panna. Magia!
 
Mousse al cioccolato, tè verde e pistacchi
 
1 cucchiaino di tè verde in foglie
200 g di cioccolato fondente al 70%
Una manciata di pistacchi
 
Preparare il tè verde: versare un cucchiaio di foglie di tè verde in 1,2 dl di acqua bollente, lasciare in infusione per qualche minuto, filtrare e zuccherare (a piacere) con un cucchiaino di miele o di zucchero (io non l'ho fatto) e lasciar intiepidire. Sciogliere il cioccolato a fuoco bassissimo e, a fuoco spento, versarvi il tè verde tiepido. Mescolare molto bene con una spatola. Riempire una ciotola con del ghiaccio e appoggiarvi sopra il pentolino con il cioccolato sciolto. Montare con le fruste elettriche per un paio di minuti almeno. Quando la mousse diventa chiara trasferirla nelle coppette o nei bicchierini. Far raffreddare almeno mezz’ora prima di servirla completandola con granella di pistacchi sulla superficie.
 
 
 
 

 

venerdì 5 settembre 2014

Tartellette con lemon curd e mirtilli


Nella mia cucina faccio un “largo uso” (come dice la nostra amica Francy…) di limoni. Li compro esclusivamente biologici poiché mi capita spesso di utilizzarne la scorza grattugiata sulla pasta, sulle creme, nello yogurt, per il pollo... Dal momento che sto cercando di alleggerire al massimo le ricette (l'Indonesia ci ha fatto smaltire un chiletto... sarebbe bello non riprenderlo immediatamente, ecco), cercavo un dolcetto per una cena post-vacanze: con il frigorifero pieno di porfumatissimi limoni mi è venuta una voglia pazza di lemon curd, quella cremina inglese deliziosa ma molto molto ricca (se mi capita di averne un vasetto in casa… è davvero la fine!). Ho provato a cercare in rete una ricetta di lemon curd in versione “alleggerita” ma senza soddisfazioni. Mi sono così buttata con piacere sulla ricetta (qui) dei nostri carissimi amici Pasqualino e Mauro del blog Quandopasta.it: davvero una garanzia! Ho preparato delle tartellette al lemon curd completate dai mirtilli (per la pasta brisée ho seguito come sempre la collaudatissima ricetta di Knam). Nota: se vi avanza della crema, conservata in frgorifero ,ben chiusa in un vasetto, durerà circa una settimana. Inutile dirvi che a me non è avanzata… Un altro consiglio: ho cotto la brisé in bianco e farcita successivamente. Ovviamente, si può anche cuocere la brisé insieme alla crema: in questo caso, quando preparate il lemon curd, utilizzate della fecola di patate al posto dell'amido di mais (parola di Pasqualino!). Buon weekend!

Tartellette con lemon curd e mirtilli

Ingredienti:

per il lemon curd:
2 limoni biologici
150 g zucchero
60 g burro
3 uova
1 cucchiaio di amido di mais

per la pasta brisée:
165 g di farina 0
70 g di burro
50 g di acqua
1 tuorlo
5 g di sale

Per completare:
un cestino di mirtilli
zucchero a velo


Per la pasta brisée: lavorare tutti gli ingredienti come per una pasta frolla per ottenere una "palla" e lasciarla riposare almeno 2 ore in frigo, avvolta nella pellicola trasparente.

Per la crema: grattugiare la scorza dei limoni e tenerla da parte. Sbattere con le fruste elettriche le uova con lo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere anche l'amido di mais, setacciandolo, e la scorza dei limoni. Intanto in un pentolino far sciogliere il burro con il succo dei limoni (filtrato con un colino) e versarlo sulle uova, mescolando bene. Far cuocere girando continuamente finché la crema inizierà ad addensarsi, ma senza mai farla arrivare a ebollizione. Ci si accorgerà che la crema è pronta quando tutta la schiuma presente in superficie scomparirà lasciando il posto a un composto lucido e abbastanza denso. Passare la crema attraverso un colino per eliminare la scorza di limone grattugiata (ma si può anche evitare). Lasciarla raffreddare e riporla in firgorifero per due o tre ore, coprendo la superficie con della pellicola trasparente.

Estrarre la brisée dal frigorifero, stenderla sulla spianatoia e ricavare dei piccoli cerchi con l’aiuto di un coppa pasta o di un bicchiere. Rivestire degli stampini da crostata ricoperti di carta forno o ben imburrati. Ricoprire la pasta con un cerchietto di carta forno e aggiungere dei fagioli secchi sulle tartellette. Accendere il forno a 200°, statico. Appena il forno raggiunge la temperatura cuocere le crostatine per 10/15 minuti, poi abbassare a 180° per altri 10 minuti, controllando che i bordi diventino ben colorati. Sfornare le tartellette e quando si sono raffreddate farcirle con il lemon curd, completare con i mirtilli e una spolverata di zucchero a velo.

 

martedì 2 settembre 2014

Crema di zucchine alla liquirizia (Dry style!)



Milano. Luglio. Un caldo sabato sera. Usciamo per un aperitivo al Dry – Cocktails e Pizza (in via Solferino, 33 - Tel. 02.63793414). Dunque: dopo aver cenato un paio di volte in questo locale (la prima è stata così così, e ne abbiamo parlato qui, la seconda un’esperienza decisamente migliore…), decidiamo di dedicarci anima e corpo ai loro celebri cocktail. Scelta felice che più felice non si può. Ci siamo lasciate consigliare molto volentieri e la scelta è stata azzeccatissima (e bissata…): merito dello strepitoso French 75, una delle numerose miscele vintage inserite nel corposo menu dei drink dall’espertissimo bardender-guru Guglielmo Miriello, che tra rivisitazioni e riscoperte sta deliziando gli appassionati del genere (e anche noi, a onor del vero, neofite assolute in questo “campo”). Si tratta di un cocktail a base di gin, champagne, succo di limone e zucchero, creato, scopriamo, al New York Bar di Parigi nei primi del Novecento, molto popolare durante la guerra e in gran voga negli anni Trenta, quando è stato inserito nel Savoy Cocktail Book e consacrato in America allo Stork Club di New York (la ricetta originale prevedeva il cognac). Curiosità: il suo nome è un omaggio al primo modello del cannone di artiglieria leggera usato durante la Prima Guerra Mondiale dall’Armata Francese. Scegliamo di accompagnare i nostri French 75 con una focaccia al vitello tonnato (su-per-la-ti-va!) e insieme al cocktail ci servono un bicchierino con una mousse di zucchine, parmigiano e liquirizia: amore al primo assaggio…una vera delizia! Che non potevamo non replicare… Idea carina e velocissima da servire come piccolo antipasto, insieme a qualche crostino. E ricetta perfetta per il nostro rientro dall'Indonesia: leggera, sfiziosa, verdurosa!
 
Crema di zucchine alla liquirizia
 
Ingredienti:
 
2 zucchine
1 scalogno
basilico
2 cucchiai di grana padano
Liquirizia in polvere
Olio extra vergine di oliva
Sale
 
Tritare finemente lo scalogno e porlo in una padella antiaderente con un paio di cucchiai di olio. Far appassire, aggiungere le zucchine tagliate a dadini e qualche cucchiaiata di acqua tiepida. Regolare di sale e far cuocere finché le zucchine sono cotte e morbide. Frullare con il minipimer le zucchine insieme a qualche foglia di basilico, il grana padano, un cucchiaio di olio e, se necessario, un paio di cucchiai di acqua tiepida. Una volta raggiunta una consistenza cremosa, versare nei bicchierini e servire con una spolverata di liquirizia in superficie.
 
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...